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Vincenzo Galilei (1520-1591)
Transcribed for guitar by Jacopo Gianninoto e Paolo Muggia
ARMELIN MUSICA EDITORE
Vincenzo Galilei (1520-1591), padre del grande scienziato Galileo (il quale si dilettava con il Liuto), e del liutista Michelangelo (virtuoso attivo in Germania), visse tra Pisa e Firenze, in cui fu tra i fondatori della "Camerata Fiorentina" (conosciuta anche come "Camerata Bardi") un'accademia di virtuosi di cui facevano parte tra gli altri, i musicisti Jacopo Peri e Giulio Caccini ed il poeta Ottavio Rinuccini, e che fu il punto di partenza dello stile monodico da loro definito "recitar cantando", di cui i maggiori interpreti musicali furono Caccini, Peri, ed il grande Claudio Monteverdi. Le tesi della "Camerata Fiorentina", furono esposte da Galilei nel Dialogo della musica antica e della moderna (1581). Ma l'opera fondamentale per il Liuto, fu il "Fronimo, dialogo sopra l'arte del bene intavolare et rettamente sonare la musica". Una pratica molto usata nella musica strumentale del rinascimento, e in particolare in quella del repertorio liutistico, era quella di adattare la musica vocale ad uno o piu’ strumenti. La cosa era dovuta a vari aspetti della ricerca strumentale : l'esplorazione delle capacita’ polifoniche dello strumento, la ricerca musicale in generale e, aspetto da non sottovalutare, la ricerca di quella "cantabilita" che i musicisti dovrebbero sempre cercare sul proprio strumento. Vincenzo Galilei fu tra i piu’ grandi interpreti di questa pratica, e il suo "Fronimo" viene considerato il punto di riferimento pratico e teorico, su come intavolare la musica sul Liuto, ed e’ proprio da quest'opera, che abbiamo tratto i brani di questo volume. L'autore, introduceva cosi il Fronimo : "Beato veramente chiamar si puo’ colui che fugiti li disturbi, e faticose vanita’ del mondo, la intemperanza, ambitione, superbia, adulatione, ire inganni, e simulationi delle corti, si riduce a una vita solitaria, e tranquilla. Io per me altro non desidero, che poter farlo senza ripensione, e veramente ogni volta che rubbandomi al Palazzo, e alli pensieri piu’ gravi, me ne vengo in villa, lungo questo fiume, sotto l'Obra di questi altissimi, e frondosi arbori, mi par esser traportato dalli tormenti dell'inferno, a’ piaceri del Paradiso, che cosa e’ qui che non giovi, e diletti sommamente ? qui li colori naturali de fiori e herbe, sono a gli occhi bellissimo, e amenissimo oggetto, il mormorio dell'onde, il soave movimento delli arbori, insieme con le voci de Rosignoli, e altri uccelli, si accordano in tal sorte, che empiono di dolcezza l'udito, e in somma tutti li sentimenti prendono particolar gioia, e diletto."
Jacopo Gianninoto & Paolo Muggia
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